Blog Magazine di Bisignano
Una città ed il suo Santo...
cronaca
Lunedì 09 Agosto 2010 02:05
Bisignano, grosso centro della Valle del Crati, in provincia di Cosenza, ha una storia millenaria come testimoniano reperti archeologici ritrovati in diversi siti nel suo vasto territorio.
E’ anche una città d’arte per la presenza di una famosa bottega dove sono stati costruiti splendidi strumenti musicali per opera dell’antichissima dinastia dei De Bonis, maestri liutai, risalente al XVIII° secolo.
Da tempi remotissimi i vasai di Bisignano lavorano l’argilla e ancora oggi questa tradizione si perpetua, rinnovata nella tecnica e nell’attrezzatura.
Dal 19 maggio 2002 Bisignano è diventata anche città di santi dopo che il beato Umile, al secolo Lucantonio Pirozzo ( 1582 – 1637 ) è stato proclamato santo dal grande pontefice polacco, Giovanni Paolo II°.
Da quel giorno la cittadina della Valle del Crati è divenuta meta di tanti devoti desiderosi di visitare i luoghi che hanno visto il passaggio terreno dell’umile francescano, oggi secondo santo della Calabria dei tempi moderni, dopo San Francesco di Paola.
A partire dal 14 febbraio 2010, l’inclemenza del tempo, insieme all’insistenza della pioggia che, nello scorso inverno, ha recato tanti danni all’intera Calabria, ha provocato lo smottamento del terreno su uno dei versanti della collina Riforma sulla quale sorge, da circa otto secoli, il Convento – Santuario di Sant’Umile.
Da quel giorno il luogo sacro è stato chiuso per motivo di sicurezza ed è stato spogliato dei tesori d’arte, delle statue e di ogni altro oggetto sacro in esso contenuto che, sempre per gli stessi motivi di sicurezza, sono stati sistemati altrove.
Nell’immediatezza dell’evento un susseguirsi di visite e sopralluoghi da parte di alti rappresentanti delle pubbliche istituzioni, a tutti i livelli, avevano fatto sperare in veloci interventi di ripristino dei luoghi e nella riapertura del Santuario.
Idea Centro Medico Bisignano
cultura
Sabato 07 Agosto 2010 18:41
L’idea nasce da una REALE ESIGENZA, di una pluralità di cittadini e riguarda principalmente la fruizione dei servizi dei “MEDICI DI FAMIGLIA”.
Per “Tradizione” o “Consuetudine” la professione del MEDICO DI FAMIGLIA, è esercitata in “Studi Medic...i” direttamente organizzati e gestiti da ogni singolo Medico.
Pur in possesso dei requisiti “Minimi” di dignitosa accoglienza, i locali dove sono allocati gli STUDI MEDICI, hanno delle PECULIARITA’, logistiche ed organizzative, che non sempre soddisfano, per prima le esigenze degli stessi MEDICI, e secondariamente quelle degli Assistiti.
IL CENTRO MEDICO BISIGNANO,vorrebbe coordinare la professione dei MEDICI DI FAMIGLIA, con la messa a regime di una struttura polivalente, in grado di ospitare PRINCIPALMENTE gli Studi dei Medici di Famiglia di Bisignano.
Dislocati sul Territorio Comunale, nella MAGGIORANZA DEI CASI, gli attuali STUDI MEDICI, spesso risultano poco accessibili, in riferimento alla “Viabilità”, tanto che giornalmente gli STESSI MEDICI, riscontrano difficoltà nel parcheggiare la propria autovettura, problematica che talvolta si “esaspera” per gli Assistiti.
Non è difficile vedere ANZIANI, DISABILI E CITTADINI SOFFERENTI, in attesa fuori da qualche STUDIO Medico, al SOLE O SOTTO LA PIOGGIA, per “PRENDERE IL TURNO”.
Non potendo usufruire di adeguate NORMATIVE in materia di “Assunzioni” di persona preposta (Reception) alla più razionale gestione della Professione, i MEDICI devono sopperire a questa NECESSITA’, impegnando la più parte dell’orario lavorativo, ad attività RIPETITIVE che li distolgono di fatto dalla vera e propria Professione di Medico, talvolta, penalizzando di conseguenza, le reali esigenze degli Assistiti. Esistono nel nostro Comune delle strutture, inutilizzate, che ben si presterebbero allo scopo prefissato, in via preliminare è stata individuata, la più idonea che opportunamente allestita, realizzerebbe un importante SERVIZIO PER LA COLLETTIVITA’ DI BISIGNANO.
Non si registra alcuna disponibilità da parte dell'Amministrazione Comunale, a cui è stata rivolta apposita domanda.
Attualmente si sta cercando un interessamento di PRIVATI, valutando la disponibilità di un IMPRENDITORE che dispone di LOCALI APPROPRIATI.(La Riccia Giuseppe)
Otto ragioni per avere fiducia nel Mezzogiorno
cultura
Sabato 07 Agosto 2010 10:40
Si narra che un giorno un etologo prese delle pulci e le chiuse in una scatola di vetro, per osservarne il comportamento. Le pulci, come è nella loro natura, cominciarono a saltare per muoversi ed uscire dal contenitore ma, saltando, sbattevano continuamente la testa al coperchio di vetro. E così, salta oggi, salta domani, sbatti la testa oggi, sbatti la testa domani, le povere pulci smisero di saltare.. pur rimanendo vive sul fondo della scatola. Fu a quel punto che lo scienziato rimosse delicatamente il coperchio e attese la loro reazione. Ebbene, incredibile a credersi, le pulci non fecero più nessun salto e morirono nella scatola aperta!
Questo curioso aneddoto scientifico, come è facilmente intuibile, insegna che: anche quando, per una qualche ragione, mutano le condizioni esterne e vengono meno gli ostacoli che ci impediscono il successo di un’azione, spesso non si ha più il coraggio di riprovarci perché, nel frattempo, la serie di fallimenti registrati e le relative sofferenze patite, ci hanno fatto perdere l’entusiasmo e la capacità di iniziativa, portandoci a rinunciare al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. E’ una metafora che ben si adatta alla psicologia umana (anche collettiva) e che, con i dovuti rispetti, può essere utile, a mio avviso, a capire la “questione meridionale italiana” oggi, su cui, di seguito, tenterò alcune brevi riflessioni.
Diversi, infatti, i tentativi che sono stati effettuati attraverso politiche di sviluppo e di occupazione per rendere il Mezzogiorno d’Italia un territorio autonomo da un punto di vista produttivo e quindi indipendente da un punto di vista economico, maturo ed emancipato da un punto di vista sociale e culturale. La maggior parte di questi tentativi, però, com’è noto, si è risolto in fallimento, (come i salti delle pulci) e ciò ha finito inesorabilmente per scoraggiare coloro (Governo, istituzioni locali, società civile) che vi avevano provato e ha rinvigorito l’idea che noi italiani meridionali fossimo sostanzialmente un popolo di vagabondi e delinquenti, refrattari al miglioramento e dunque da abbandonare al proprio destino.
Giusto per citarne uno di questi tentativi, il più importante: le politiche di industrializzazione attuate negli anni ’60 e ‘70, che mirarono alla costruzione di grandi poli siderurgici (Taranto, Gioia Tauro, Siracusa, ecc.) che, di fatto, non ribaltarono la situazione occupazionale e rimasero vere e proprie ‘cattedrali nel deserto’. Non tutte le politiche di sviluppo, invero, fallirono. Alcune, poche, ebbero successo: per esempio, la creazione dei più recenti poli universitari, o la Cassa del Mezzogiorno che contribuì, se non altro, alla costruzione di tante utili infrastrutture ed opere pubbliche nei territori del Sud.
Continuando con la metafora, credo sia giunto per noi meridionali il momento di riprovare a “saltare”, perché le condizioni che ci impedivano il successo stanno venendo meno e si stanno creando le premesse per un reale ed autentico miglioramento del sistema. Otto, finora, le motivazioni principali che mi spingono a crederlo e che di seguito sintetizzo:
Miracolo a Bisignano, ob-la-dì ob-la-dà, life goes on
cronaca
Mercoledì 04 Agosto 2010 16:36
Volontà, zelo, savoir faire, la parolina giusta nell’orecchio giusto, con assoluta nonchalance trotterellando na manu ntr’a sacchetta, l’altra a non mollare la stretta, e miracolo fatto, servito e pure riverito. Miracoli accussì in paese se ne scodellavano a iosa, dalla sera alla mattina, su ordinazione, a domicilio, con la regolarità delle feste comandate, dei pleniluni, degli orologi svizzeri, una puntualità puntellata …toh! Di fronte a tali rivelazioni taumaturgiche ognuno ad arrendersi, ritenendo sconveniente i si mintìri a vrigogna ppi cappiellu. L’andazzo risultava comunque generale e le novità a disertare rigorosamente l’appello.
«Cittine’, ha cucinatu? Ghiu fazzi pasta e favi. Mi nn’erani rimasti n’atri quattri ntru congelatori, e d’accussì…!» La campagna acquisti dell’udiccì al negozio dell’usato e abusato procedeva di gran lena. Le conferenze stampa high-tech dei maggiorenti di maggioranza e di minoranza si susseguivano ad intervalli regolari. Orazioni, petizioni, processioni. Prolusioni, presentazioni, felicitazioni. E poi le supposizioni supposte, gli altarini da svelare quel tanto che, la solita pillola da indorare o semplicemente ingoiare, la rievocazione del tempo che fu. Senza parlare dell’Attico in abbandono e degli assist parlamentari. Men che meno dei consigli disertati e degli sfoghi sui giornali.
La stampa alla finestra ad ammannire con la solita minestra: «...adduv’è? ...Ma chi r’è? ...Ma chini c’é?» La vanagloria culturale degli Esposito e dei Fucile scampata alla politica e prestata alla storia, o viceversa, sfiorava a dir poco il leggendario, perché “per stupire mezz'ora basta un libro di storia” ma... I più solerti ad allenarsi in gargarismi post-co(g)ito: «VIR-TU-O-SO. Vedi! Vedi, come suona rotondo. La parola ti si srotola in bocca. UN-CO-MU-NE- VIR-TU-O-SO.» A pronunciarla tre o quattro volte, da crederci immantinente, trascurando scientemente la lezione di Aristotele che affermava come la virtù risplendesse nelle disgrazie.
Insomma, nella merda fino al collo o con disposizione politically correct quanto basta: s’andava, al solito, avanti avanti cumu u curdaru! Sua Umiltà u sinnacu, con disposizione tribolata a mordersi le mani, a mazzicari chjuovi, ad autoinfliggersi spietate punizioni corporali, per trovar sollievo all’avversa sorte. …I mappini s’erani fatti tuvagli e ri tuvagli s’erani fatti mappini: …u munnu a ra lammersa! ....E che cazzo! Ogni pena un atto di fede. Ogni stimmate un atto di dolore. La speranza ormai un’abitudine. «Ogni 24 è di nuovo juornu, ogni 7 anni la fortuna a girare...», accussì farneticava. Prima i roghi per tutta un’estate, poi il diluvio tutt’inverno e pure a primavera... ché Duglia, in preda all’agitazione, aveva avuto persino l’ardire di andare a bussare alla sua di porta. E il depuratore a spandere vieppiù afrori e stimolare grattacapi e sudori... E le consultazioni provinciali a naufragare, ca puru ghillu s’era prisintatu...
Qualche portatore d’acqua a tradirlo alla prima occasione propizia, altri ad attrezzarsi per ogni evenienza, assenze, mugugni, malumori. Qualche querela per non farsi mancare mai niente e un rinvio a giudizio ppi troppa abbunnanzia... E come se non bastasse varie ed eventuali... E che cazzo, nemmeno un attimo di respiro! Quasi che le rogne se le tirasse addosso con una calamita ben calibrata. Di tanto in tanto, tra sé e sé, pensava: «...ma chi me l’ha fatto fare?» E i concittadini, che da quell’orecchio ci sentivano eccome, sembrava che gli rispondessero pure: «...ma chi me l’ha fatto fare, a mmia, a ti vutari?» Una rogna, nondimeno, sopra tutte l’angustiava oltre ogni misura. La processione. Niente processione ppi Sant’Umile. E niente festeggiamenti ppi ru juornu sua! ...Ché era proprio una bella sberla alla sua ...di umiltà! ...Ché qualche altro anno, corcontento e (s)tirato a lucido, con la fascia tricolore lardellato, in prima fila al seguito del santo gli spettava di sicuro! Non ci dormiva neanche la notte per quell’affronto e per quell’umiliazione!
Santuario: il Presidente della Provincia si impegna con la cittadinanza
cronaca
Mercoledì 04 Agosto 2010 10:57
Presso la sede della Provincia di Cosenza in Piazza XV Marzo, ieri mattina c'è stato l'incontro tra il Presidente della Provincia Mario Oliverio e gli esponenti del Comitato Cittadino Pro-Sant'Umile. Insieme al Presidente hanno presieduto l'incontro: il Vicepresidente Mimmo Bevacqua ed i tecnici Antonio Rizzuto e l'ingegniere Francesco Basta.
I rappresentanti del Comitato hanno posto all'attenzione degli esponenti della Provincia, la situazione che si è venuta a creare presso il Santuario di Sant'Umile dopo gli smottamenti che si sono verificati durante il mese di febbraio che hanno reso inagibile la struttura e da allora nessun intervento è stato fatto per riaprire la stessa.
Il Presidente Oliverio insieme ai tecnici della Provincia si impegnerà in modo da accelerare gli iter burocratici, sollecitando le istituzioni preposte a far sì di intervenire in breve tempo presso il Santuario, in modo da ripristinare la struttura chiusa da troppo ormai.
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