(di Mario GUIDO)


E’ proprio vero che le dita della mano non sotto tutte uguali e allo stesso modo non tutti siamo uguali nei diritti e nei doveri. Ci sono poi cittadini di serie a e di serie b come sono considerati quelli di Bisignano che non hanno e non avranno mai gli stessi diritti dei cittadini della nobile Cosenza.

E’ da dire però che le due comunità sono unite almeno nella fede, in quanto fanno parte della stessa Archidiocesi guidata dal padre Arcivescovo, Mons. Salvatore Nunnari. Ebbene mentre i cittadini di Cosenza possono ammirare i tesori di arte sacra conservati nel Museo Diocesano della loro città, soprattutto la preziosissima Stauroteca, la stessa cosa non è consentita agli abitanti di Bisignano che hanno pure il Museo diocesano di arte sacra che trova sede, ormai da tanti anni, nell’antica chiesetta di San Giuseppe, detta dei Pallottini, situata proprio nel bel mezzo del centro storico che, però, non è stato mai inaugurato e non è entrato mai in funzione.

Eppure era stato lo stesso Arcivescovo che, in occasione della tradizionale celebrazione della Santa Messa dell’Epifania, anno 2014 nel Duomo di Bisignano, aveva testualmente affermato che, subito dopo l’apertura del Museo diocesano di Cosenza, sarebbe stato inaugurato anche quello di Bisignano. Evidentemente le cose non sono andate per il verso giusto e il Museo locale rimane tuttora chiuso ed inutilizzato.

Anche in questa cittadina non mancano oggetti e paramenti sacri degni di essere ammirati e conosciuti soprattutto dai più giovani. Si conservano ancora nelle chiese, scarsamente protette, alcune ormai chiuse da tempo, oggetti che se non hanno tanta preziosità, hanno sempre la loro validità storica e culturale, oltre che religiosa. Basta ricordare il dipinto del Martirio di San Bartolomeo che si conserva ancora nell’omonima chiesetta che sovrasta il rione della Giudecca.

Si tratta di un’opera straordinaria realizzata nel 1943 da Michel Finghesten, docente dell’Accademia delle belle arti di Berlino, prigioniero nel Campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia che, nel quadro dipinto nello stile dei macchiaioli, ha rappresentato in modo impressionante il martirio del Santo che fu scorticato vivo.

L’importanza dell’opera è data proprio dal suo valore storico ed è anche per questo che, insieme a tante altri oggetti e documenti, dovrebbe trovare idonea collocazione nel Museo che, si spera, possa entrare , presto in funzione.