(di Lorenzo FABBRICATORE)


L'evoluzione storica del progresso scientifico e tecnologico ha conosciuto diverse tappe nel corso del tempo, all'inizio dell'era industriale fu l'introduzione delle macchine a vapore prima e del motore a scoppio in seguito a determinare una impennata dei volumi di produzione delle fabbriche e della loro efficienza. Via via che il progresso prosegui si assistette alla sostituzione di macchinari più obsoleti con nuovi e più performanti, le linee di produzione divennero così sempre più competitive e capaci di affrontare richieste sempre più elevate di beni di consumo.

Ciò è andato avanti fino a qualche anno fa ed in parte prosegue ancora oggi. Tuttavia ora siamo in presenza della cosiddetta quarta rivoluzione industriale e la caratteristica che la distingue dalle precedenti non è tanto basata su qualcosa di tangibile, come può essere appunto la sostituzione di un vecchio impianto con uno nuovo, bensi su un patrimonio di valori (dati) che raccolti, aggregati ed elaborati possono fornire all'impresa una conoscenza a supporto degli eventi decisionali mai vista prima.

È questa l'era della digitalizzazione. Se ne è parlato a Milano in occasione del Convegno 'La sfida della smart manifacturing' organizzato dal politecnico nell'ambito energy e strategy. Tra l'altro, la nota università lombarda, proprio nei giorni, si è classificata al 149' posto tra le migliori università del mondo e naturalmente fra quelle italiane. Un risultato, questo, che inorgoglisce chi fa parte di questo ateneo ma che allo stesso tempo lascia un po' con l'amaro in bocca in quanto significa che almeno 148 atenei nel mondo sono migliori dei nostri (classifica elaborata da Qs World University ranking).

La sfida del futuro non sarà quindi basata sulla performance della singola macchina, in qualsiasi ambito. La vera sfida sarà data da come la singola macchina saprà reperire dei dati mediante i sensori posizionati a bordo, da come questi dati saranno elaborati, aggregati, trasmessi a centri di storage più ampi e sopratutto da come essi saranno interpretati al fine di acrescere le prestazioni delle macchine stesse. In una sola parola tutto ciò si traduce in 'digitalizzazione'.

Per fare ciò saranno necessarie tre componenti fondamentali:

1. La velocità di elaborazione e di trasmissione dei dati che dovrà essere affidata a reti telematiche efficienti e veloci, in grado di trasmettere i pacchetti di informazioni nel più breve tempo possibile e di dimensioni sempre maggiori.

2. La preparazione tecnica e scientifica di chi questi dati è chiamato ad interpretarli a supporto dei processi decisionali. I software ed i programmi gestionali possono fornire diverse indicazioni sulla base di differenti aggregazioni, ma spetta alla mente umana la responsabilità finale delle loro applicazioni.

3. La scuola, che non da ultimo dovrà farsi carico di questo cambiamento epocale. Se fino a qualche anno fa ancora si pensava di insegnare ai ragazzi ad 'usare il computer', oggi tale prospettiva deve essere totalmente superata. È il dato al centro dell'attenzione e le modalità mediante le quali esso va trattato al fine di diventare patrimonio informativo.

Chi vincerà questa corsa e chi avrà le risorse economiche e tecniche per poterla affrontare temo sarà il vero protagonista del futuro. Sia esso pubblico o privato. Inutile infine dire che in questa corsa saranno sicuramente avvantaggiati i colossi della rete che di dati ormai ne dispongono a miliardi e riguardanti tutte le nostre più disparate abitudini quotidiane. Essi ne dispongono così tanti proprio in virtù del fatto che siamo noi stessi che, quotidianamente, incessantemente, e talvolta anche inconsapevolmente, continuiamo a fornirglieli gratuitamente in cambio di qualche effimero istante di vana gloria o di 'like'.

A volte basta inviare i risultati delle analisi del sangue al proprio medico di fiducia mediante una nota applicazione che usa il web per vedersi tartassati il giorno stesso da proposte pubblicitarie in merito ad integratori alimentari o prodotti vari per la salute ed il benessere. Sara' proprio una coincidenza?

Ciò a testimonianza del fatto che il patrimonio informativo che tutti noi lasciamo sul web è immenso e neanche si può pensare di limitarlo visto che stiamo tutto il giorno con lo sguardo rivolto ai nostri smartphone dettagliando tutte le nostre abitudini di vita. Tutto ciò che si può fare è regolamentarne ovviamente il loro utilizzo e fare in modo che sia un strumento sfruttabile da tutti.