(di Mario GUIDO)

Nella seduta dell’8 ottobre 2014 il Consiglio di Amministrazione della Camera di Commercio di Cosenza ha elevato alla carica di vice presidente camerale, Francesco Rosa, già presidente della Confederazione Nazionale Artigianato e Piccole e Medie Imprese di Cosenza.

Ancora un importante riconoscimento per Francesco Rosa che, da piccolo imprenditore agroalimentare di Bisignano, è riuscito ad inserirsi nei piani alti di un ente come la Camera di Commercio di Cosenza che, dopo le difficili congiunture istituzionali che ha attraversato in questi ultimi anni, ha trovato, finalmente, nella presidenza di Klaus Algieri e nel rinnovato Consiglio di Amministrazione, la forza e l’occasione per un rilancio di cui gli imprenditori e i produttori dell’intera Provincia cosentina, avevano assoluto bisogno.

Approfittando dei suoi incarichi istituzionali, Francesco Rosa, ha realizzato un suo vecchio sogno, quello di rilanciare l’artigianato di eccellenza di Bisignano, rappresentato, a livello internazionale, dalla liuteria della dinastia De Bonis, attraverso la riscoperta di una Scuola di Liuteria intitolata, proprio, ai fratelli Nicola e Vincenzo De Bonis, i cui corsi triennali sono destinati a formare i nuovi liutai.

Alle iniziative avviate dal nuovo vice presidente della Camera di Commercio di Cosenza guarda, con interesse, oltre la stessa Camera di Commercio di Cosenza, la Federazione Nazionale dell’Artigianato e Piccole e Medie Imprese che considera opportunamente i risvolti positivi che queste sono destinate ad avere nei settori occupazionali.


 

(di Mario GUIDO)

Gli eventi disastrosi che si sono ripetuti, in questi giorni, in Liguria e, in particolar modo a Genova, dovrebbero servire a sollecitare, ma in modo energico, i responsabili della cosa pubblica, a tutti i livelli, soprattutto in Calabria, terra disastrata per eccellenza, affinchè siano adottati i provvedimenti necessari per prevenire i disastri idrogeoloogici che sono, spesso e volentieri, annunciati da tempo.

A Bisignano, per esempio, un corso d’acqua sempre esistito nella zona a valle del centro storico, nei pressi del Campo Sportivo, attraversato da una serie di ponti, l’ultimo rifatto di recente con la spesa di decine e decine di migliaia di euro, risulta letteralmente scomparso!

Si tratta del Rio Seccagno, l’appellativo non deve trarre in incanno, perché alcuni decenni fa una sua piena ha inghiottito un contadino che si trovava ad attraversarlo a dorso del proprio asino. Attualmente, come dimostra la foto, il letto del fiumiciattolo e le sue rive, sono sparite, sommerse dalla vegetazione spontanea che confina con le abitazioni le cui aree di rispetto si confondono, spesso, con il terreno che, un tempo, costituiva il letto naturale del torrente.

In effetti, l’accaparramento di terreni demaniali da parte di privati che si trovano con i loro immobili a limite con il corso d’acqua e, soprattutto, lo sviluppo incontrollato della vegetazione spontanea, ha finito col trasformare completamente lo stato dei luoghi, rendendoli irriconoscibili.

Tuttavia, memori dei disastri verificatisi a Genova, dove insignificanti corsi d’acqua, magari tombati, a causa delle forti piogge, sono diventati, all’improvviso, mostri d’acqua capaci di distruggere tutto, le autorità competenti, cui è demandato l’onere di tutelare il territorio e l’ambiente, dovrebbero controllare il territorio attuando gli opportuni interventi di prevenzione.

Il corso d’acqua di riferimento, in caso di forti piogge, potrebbe essere destinato a raccogliere tutte le acque piovane provenienti dai vari crinali collinari esistenti nell’ambito del suo vasto bacino idrografico e diventare, così, un mostro di distruzione. Sarebbe necessario intervenire, al più presto, per ripristinare lo stato naturale delle cose, onde evitare i soliti disastri.