(di Rosario LOMBARDO)


Ca pu’, detto tra noi, io proprio non mi ci raccapezzo più. …Ma cchi r’è tutta ssa mmughina? Il troppo è troppo. …Tutta questa energia per l’aere, tutto questo vorticare e mulinare a tempo e fuori tempo, in barba a tutte le leggi della fisica, della chimica, della cibernetica e della storia. Cumu nu vienti a ruoti. È chissu il vento del cambiamento? Ca pu’ finisci ca fa’ puri cori, ed è tutto uno sbattere di porte e di finestre, e certi mal di testa che non ti dico.

Troppa energia a vanvera. Troppa energia a perdere. Uno spreco! A tuo dir energia pura, pulita, autorigenerantesi, a costo nullo anzichenò, ma va’ a sapiri! …‘I ssi tiempi! Comunque, basta ca t’affacci i ra finestra e già odi augelli far festa, mentre ti stupisci e ti incupisci all’ascolto del dolce scorrere di ruscelletti o dello stormir di fronde, in un soave tripudio di campane. La realtà non è vangelo ed è ad un tiro di sputo, ma cchi vvi nni fricari a vussuria! …E pu’ quel profumo, quel profumo di mandorli in fiore, di garofalicchji e rosicelle appena scucculati, viole, violacciocche e viole mammole …crisantemi. Un paradiso, perdinci! E tu a chira finestra, ‘mpisu, ‘mpalisu e ‘ncammisa, ti sienti quasi nu patriternu. Nu patriternu di Bisignano, ma pur sempre nu patriternu!

E’ non c’è cielo che si rannuvoli, non c’è intoppo o malanno che possa tediarti o semplicemente distrarti, che possa scalfire la tua inveterata inclinazione a non voler vedere. Per convinzione o disposizione naturale, per puro spirito di adattamento, per la propensione ad allinearti agli usi e costumi del tempo. La grandeur perdinci! Bisignano in secula seculorum.

Bisignano rinata e rigenerata e scagliata, con un semplice schioccar di dita, in pieno ventunesimo secolo: opplà! Patapunfete! Che metamorfosi! Che evoluzione! Che progresso! Un mutamento talmente vertiginoso e (im)mediato, che inizio e fine non hanno mai debordato dal solco già tracciato. Del resto, un’amministrazione vale l’altra e nessuna è astrazione. Nel frattempo atti di fede e bontà d’animo da esibire, di narrazione in aberrazione, in un’(auto)rappresentazione fine a se stessa. I want to believe … un bell’accidenti! Tempi nuovi, poffarbacco! All’insegna di uno sciabordante ciangottio, cinguettio bau bau senza requie: ca viatu a chini s’avanta sulu, ca ’u munnu è du sua!

In uno slancio (im)motivato di ritrovata creatività e sinergie: …ricimi, …facimi, …virimi, …ca pu’... Quanta giovialità e sapienza montessoriana nelle conferenze stile freak, nei convegni etnobeat, nei pubblici consessi e nei consensi affettati e reiterati. La pedagogia della cultura o la cultura della pedagogia? E della resilienza che ne vogliamo dire? Che goduria per il corpo e per lo spirito!

…Che chi l’ha detto che la politica non è per tutti? Basta ritrovarsi nell’alveo giusto e (ri)negoziare il poco con il dovuto. Basta inchinarsi. Basta semplicemente non dimenticarsi degli amici, dei compagni, dei camerata, dell’allegra brigata che da lustri e lustri è lustro e vanteria nell’arte calabra di governare. Basta averci l’acume e l’intelligenza di fare squadra e di mettercisi d’impegno nel perseguire un progetto, un’idea, …la propria ambizione. Sia pure a ranghi sparsi. Sia pure ognuno per proprio (torna)conto. Sia pure suspiranno, imprecando, perdendo pezzi, spinguli, bottoni, lazzi, lapis, pazienza e dignità, rotelle, rondelle, cervella e cervelli… lungo la strada. …Che è pur a sempre all’arrivo che si fanno i conti con la realtà.

E chi se ne frega che i consigli comunali vadano deserti e le verità si moltiplichino in un crogiuolo inesausto di menzogne e sortilegi, cori e voci soliste, insolenze e maldicenze, crucifige ed atti apotropaici. È il nuovo in (dis)avanzo, che ti impone di non arrendersi alle apparenze. È la forza di volontà che ti fa distogliere lo sguardo e ti ricorda di inumidirti le dita per voltar pagina. Se vogliamo possiamo, suggeriva qualcuno. Perché volere è potere seguitava la claque. …Ma il potere rimane, ahinoi, solo finzione!