(di Lorenzo FABBRICATORE)


Le fonti rinnovabili di energia sono rappresentate da tutta una serie di possibilità di produrre energia sfruttando appunto risorse che sono rinnovabili nel tempo e potenzialmente non esauribili (sole, vento, acqua, calore del sottosuolo, biomassa), a differenza, quindi, delle fonti tradizionali che, al contrario, sono limitate ed esauribili (gas, petrolio, carbone). Le principali modalità per la produzione di energia da fonti rinnovabili sono basate sugli impianti fotovoltaici, solare termico, idroelettrico, geotermico ed a biomassa.

Se ne è discusso al Politecnico di Milano nell’ambito dell’incontro “Renewable Energy Report 2019 le rinnovabili alla sfida della market parity” durante il quale è stato presentato il report che illustra lo stato dell’arte della produzione attuale di energia in Italia da fonti rinnovabili e gli obiettivi futuri. In particolare l’attenzione è stata rivolta al PNIEC, il documento programmatico che il Governo Italiano a messo a punto, sulla scorta degli obiettivi europei, per pianificare lo sviluppo di produzione di energia da fonti rinnovabili da oggi al 2030. Gli obiettivi messi a punto sono senza dubbio interessanti ed ambiziosi: la produzione attuale di energia da fonte fotovoltaica dovrebbe balzare da una potenza attuale di 20.000 megawatt a 50.000 megawatt, mentre quella da fonte eolica dagli attuali 10.000 a 18.000 megawatt.

Vediamo però quali sono state le principali perplessità degli operatori che, pur sperando in un graduale rilancio del settore, non nascondono le preoccupazioni per una crescita non supportata da regole e provvedimenti adeguati a sostenerla.

  1. Gli obiettivi di crescita sono sicuramente importanti e l’immissione in rete di energia prodotta da fonti rinnovabili nei prossimi anni dovrebbe essere sicuramente accompagnata da un altrettanto adeguamento ed efficientamento della rete di trasmissione e distribuzione onde evitare squilibri che non garantirebbero di usufruirne appieno. I tecnici indicano tali ‘squilibri’ come gli effetti dovuti dalla immissione di energia distribuita sul territorio in termini di frequenza di rete, capacità di trasporto delle stesse linee, tensione. Tali grandezze, infatti, se non si attestano su determinati valori oppure all’interno di determinato intervalli, possono dare problemi seri alla funzionalità dell’intero sistema di trasmissione e distribuzione della potenza elettrica.
  2. Gli interventi richiederebbero sicuramente investimenti poderosi che al momento non sono ancora appetibili da altrettanti investitori nazionali o esteri. Ciò sia per la mancanza di elementi di garanzia a supporto delle performance, sia per le barriere burocratiche che a volte rendono impossibile la realizzazione di qualsiasi opera di interesse generale e sia per il rischio della volatilità dei prezzi a seguito di un naturale incontro fra domanda ed offerta.
  3. L’aspetto burocratico è uno dei più critici, molto spesso le varie autorizzazione alla realizzazione di impianti sono lasciate alla discrezione dei comuni e degli addetti ai vari uffici tecnici. Considerando che in Italia vi sono più di 7 mila comuni si può immaginare il marasma che ne deriva. Inoltre c’è la barriera psicologia e fisica del megawatt di potenza, ossia gli impianti che superano tale taglia di potenza devono avere autorizzazioni, permessi ed incartamenti ben superiori a quelli più piccoli. Basteranno dieci anni per ottenerli? E per poi costruirli?
  4. L’aspetto economico invece è legato al fatto che chiunque voglia investire sul territorio italiano in generale, ad anche, quindi, nelle fonti rinnovabili, difficilmente lo farà per gloria, ma, più presumibilmente (ed aggiungerei lecitamente) per guadagnare dei soldi. L’investimento sostenuto all’anno zero si dovrebbe quindi ripagare con gli introiti che esso genererebbe negli anni successivi. Come sarà possibile prevedere i futuri flussi di cassa se non vi sono delle regole precise soprattutto in merito alla volatilità e, quindi, alla possibilità di abbassamento del prezzo di vendita dell’energia che, se da una parte premierebbe il consumatore finale in bolletta, d’atra parte penalizzerebbe ed esporrebbe ad un eccessivo rischio proprio chi quell’energia dovrebbe produrla?
  5. Fondamentale sarà, non in ultimo, la possibilità di poter produrre energia da fonti rinnovabili e poterla distribuire ad altre utenze private (vedi il caso dei condomini), che attualmente non è consentito. Tanto per intenderci se un condominio decidesse ad oggi di installare un impianto fotovoltaico sul proprio tetto, l’energia prodotta potrebbe essere utilizzata solo per alimentare le parti comuni e non dalle singole utenze che dovrebbero continuare ad acquistarla dal proprio singolo fornitore. Ciò ovviamente limita l’autonomia energetica degli immobili.

Le esperienze del passato basate su incentivi a pioggia erogati esclusivamente sul mero fatto di produrre il kilowattora di energia ci dimostrano che non sono servite granchè, infatti non vi è stato quel decollo del settore che tutti si attendevano. L’installazione di nuovi impianti è declinata miseramente in seguito all’estinzione dell’ultimo conto energia. La nuova ottica dovrà essere basata esclusivamente sul mercato, ossia l’energia è un bene che viene prodotto se c’è qualcuno che è disposto a consumarlo, che viene venduta ad un determinato prezzo se c’è d’altra parte qualcuno disposto ad acquistarla a quel costo. Solo la spinta propulsiva del mercato potrà fare di questa risorsa un volàno atto a richiamare investitori se vi sarà convenienza a produrla e consumatori se, ovviamente, vi sarà interesse e convenienza nell’utilizzarla.

Nonostante le perplessità sopra descritte l’Italia si trova ancora una  volta di fronte ad una opportunità di grande portata, e ciò soprattutto se si considera la sua naturale conformazione geografica che fa sì che numerose aree e regioni (e mi riferisco innanzitutto a quelle del Sud ) hanno la potenzialità di installare o di efficientare degli impianti già esistenti generando un indotto positivo di lavoro fra progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione e che vale, da solo, diversi milioni di euri e decine di migliaia di posti di lavoro con notevoli benefici dal punto di vista sociale, economico e culturale per migliaia di persone.

Se a tutto ciò vi si aggiunge lo stanziamento di 500 milioni di euri previsti dal recente Decreto Crescita che possono essere spesi da tutti i comuni italiani in quote proporzionali alla propria popolazione ed a supporto, tra gli altri, anche di progetti di efficienza energetica, si denota come ormai la tendenza sia quella di dipendere sempre meno dalle fonti convenzionali di produzione di energia a vantaggio di tutto ciò che è rinnovabile e rispettoso dell’ambiente.

Alla politica spetta il ruolo di saper attuare e guidare con le giuste regole tale sviluppo, alla società civile spetta però il sacrosanto dovere di crederci.